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PAC INNOVAZIONE E CHIMICA VERDE E PIANTE OFFICINALI

PAC INNOVAZIONE E CHIMICA VERDE

TRANSIZIONE VERDE CHE DEVE SEGUIRE LE LINEE GUIDA EUROPEE

QUALE RUOLO PER LE PIANTE OFFICINALI?

MACFRUT DIGITAL 2020 è la fiera versione digitale dell’ortofrutta targata CIA – Confederazione Agricoltori Italiani che con qualche imprevisto tecnologico e con un dominio quasi “invasione virtuale” dei padiglioni da parte di una delegazione preponderante di imprese e operatori del settore provenienti dalla Cina passerà agli annali di questo storico evento del nostro comparto regionale

Un dato su tutti: l’età media dei partecipanti un po’ elevata per essere un evento digitale online: una notizia. Roberta Chiarini, Responsanbile Provvedimento Organizzazioni interprofessionali per i prodotti agroalimentari Regione Emilia-Romagna, partecipando al forum tecnico online dal titolo “Le opportunità di una filiera per le piante officinali organizzato da Regione Emilia-Romagna e APT Servizi” dichiara che “il termine filiera in un settore particolare come quello delle piante officinali, stabilito nel 2018 che le prime fasi di lavorazione e dei trattamenti dopo la coltivazione rappresentano attività agricole, oggi è fondamentale costruire filiere per mettere in relazione tutte le fasi produttive gestite da soggetti diversi che costituiscono il percorso che compie la materia prima dal campo alla tavola del consumatore…” per la nostra idea di economia circolare il “consumatore” si trasforma in “utente finale”, non consuma, aiuta ari-produrre e rimettere in circolo senza sprechi in modo consapevole. [..]

La Regione Emilia-Romagna è alla ricerca di stimoli per migliorare una strutturazione di questa filiera Piano di Sviluppo Rurale non solo regionale, ma stimolare un Piano Nazionale di settore per individuare le linee guida e le strategie per attuare una “trasformazione verde” presenta risorse e opportunità in questo ambito. Il Direttore del Giardino delle Erbe Augusto Rinaldi Ceroni, Prof. Sauro BIFFI da una rappresentazione di questo “giardino botanico regionale” dove si coltivano ogni anno oltre 500 specie di piante officinali, nata dall’idea di un Professore delle scuole ad indirizzo Agrario – quelle che poi sono state trasformate in Scuola Medie Statali e oggi Scuola secondaria di primo grado italiana. Il Giardino delle Erbe, inaugurato nel 1975 ed oggi intitolato al suo fondatore Augusto Rinaldi Ceroni, è nato con l’obiettivo di conservare e coltivare piante di interesse officinale ed aromatico: quelle che un tempo erano considerate “erbacce”. La grande lacuna di questo comparto è determinato da un’assenza di statistiche con dati rilevati da istituti certificati.

Il Professor Emiro Endrighi, Professore Associato presso Dipartimento di Scienze della Vita sede ex-Agraria, Università di Modena e Reggio, espone i dati regionali delle biodiversità delle piante officinali coltivate in Emilia-Romagna e denuncia una scarsa assistenza tecnica e competitività della vendita. Il dato degno di nota che certifica le potenzialità di questo mercato e stimola la pianificazione di un piano strategico è l’incidenza delle piante officinali dell’Emilia-Romagna in Italia e la superficie dedicata da ogni attività produttive che produce di piante officinali [appezzamenti] è un tema che va affrontato con progetti di ricerca e sperimentazione. Il progetto per l’Appennino curato dal Professore si chiama “Centro Servizi di Montombraro” che nasce sullo studio realizzato presso l’azienda agricola IIS Spallanzani in partnership con UNIMORE: un luogo esclusivo che offre servizi specifici per la filiera come servizio di distillazione, un campo sperimentale per le ricerche, prove su tecniche colturali, proporre nuove rotte commerciali e innovative strategie di vendita con annessi corsi di formazione specifica: occorre un progetto di SISTEMA per il governo del territorio appenninico.

L’intervento più imprevedibile ma molto funzionale di un interessante forum tecnico sulle piante officinali online [speriamo sia il primo di una lunga serie…n.d.r.] è quello del Professor Maurizio Scozzoli, Docente di Fitoterapia Veterinaria, Alma Mater Studiorum che illustra i principali fitopreparati utilizzati in veterinaria [non cosmetici, ma ad uso esterno] come gli estratti idroalcolici, fluidi e molli, secchi e polvere, estratto idroalcolico di propoli, olii essenziali: se fosse possibile creare una filiera produttiva per controllare e monitorare i dati lungo aumenterebbe il livello della qualità dei mangimi che utilizzano olii essenziali ed estratti di idroalcolici: filiere di produzione di eccellenze che possono permettere quantità per garantire i numeri richiesti dal mercato in correlazione alla qualità del prodotto. Il bisogno di una tracciabilità e di una garanzia sulla qualità delle materie prime è oggi fondamentale per chi si occupa di veterinaria”, conclude il Professore Scozzoli.

In questo “forum tecnico di filiera”, vogliamo ribadire strategico anche per futuri sviluppi di innovative coltivazioni come quella del luppolo, la fase finale della produzione spetta alla commercializzazione e a livello regionale l’Istituto erboristico L’ANGELICA rappresentato dalla Dott.ssa Manuela Rizzoli, che applica scientificamente l’utilizzo delle erbe e dei nutrimenti naturali per un beneficio fisiologico: la nutraceutica. Natura e scienza al servizio del benessere e della salute, “utilizzare la natura per il benessere umano” partendo dalle piante coltivate attorno alla villa ottocentesca incastonata nelle campagne bolognesi. Conclude il suo intervento di presentazione delle caratteristiche dell’Istituto unico in Regione per le analisi chimiche delle piante officinali “noi attingiamo dalla scienza, ma senza la conoscenza della natura per ottenere dei prodotti sicuri e di alta qualità”.

Tra gli obiettivi del Green New Deal e la politica agricola comunitaria prevede una riduzione dell’uso di antibiotici nel settore zootecnico e in quella ortofrutticola una riduzione del 20 % dei fertilizzanti e del 50 % dei fitofarmaci. I mezzi tecnici oggi ritenuti “nocivi” vanno sostituiti con tecnologie abilitanti un sistema agricolo che deve prevedere la sostenibilità ambientale in modo parallelo con la sostenibilità economica dei produttori di ortofrutta, per esempio. Nei tre Forum Tecnici online a cui abbiamo partecipato il minimo comun denominatore è il concetto trasversale che torna in tutti gli interventi: la “filiera di qualità”. L’ortofrutta italiana ha dimostrato in questi anni di crisi di poter affrontare la grande sfida della sostenibilità ambientale ed è consapevole che la competitività del settore a livello internazionale, nel medio e lungo periodo, dovrà passare per il percorso tracciato dal Green New Deal Ue con le strategie “Farm to Fork” e “Biodiversity” e, quindi, dai target fissati dalla Commissione europea (riduzione dell’uso di agrofarmaci e fertilizzanti, aumento di superfici investite a produzione biologica). Di fronte a tale scenario, Pac, innovazione e chimica verde saranno per l’ortofrutta italiana leve strategiche all’interno del nuovo modello di sviluppo agricolo Ue. La Pac e le specifiche politiche del settore avranno il compito di accompagnare le imprese nella transizione verde, conciliando sostenibilità ambientale, economica e sociale. L’innovazione e, nello specifico, l’utilizzo di tecniche alternative e di integrazione ai mezzi tradizionali, saranno cruciali per il raggiungimento degli ambiziosi obiettivi. Per MACFRUT e CIA la “chimica verde” offre soluzioni innovative a elevata sostenibilità per tutte le fasi della produzione ortofrutticola, dalla gestione in campo delle colture al post raccolta. La bioraffineria sarà, a tal fine, centrale per la bioeconomia, volano di benefici ambientali ed economici per le imprese, con ricaduta positiva sul territorio anche dal punto di vista sociale. Aprirà la strada a interessanti investimenti in chiave green.

Un settore pronto alla sfida della transizione verde con una crescita nei numeri economici a dimostrazione della capacità di poter trainare l’intero sistema agroalimentare del Paese anche in fatto di propensione al cambiamento. E’ quanto sostiene la Cia-Agricoltori Italiani con la giornata inaugurale di Macfrut Digital e con il webinar “L’ortofrutta italiana sulla strada del Green New Deal: Pac, innovazione e chimica verde”. L’organizzazione agricola segnala che il comparto, 300 mila aziende e un fatturato di 13 miliardi, ha registrato una crescita anche durante la “quarantena forzata” con un balzo del 20% per la frutta e del 13% della verdura. E’ registrato che oggi il 28% delle imprese ortofrutticole nazionali fa biologico e il 36% si dedica alla produzione integrata. Le aziende tecnologiche che utilizzano software di gestione – ha delineato invece Nomisma nel corso del webinar Cia- sono il 14%, centraline meteo (8%), macchine con guida assistita, semi-automatica e Gps integrato (7%), applicazione a dosaggio variabile e sensori della pianta e del suolo (4%). Emerge inoltre che il 71% ricorre a impianti per il risparmio idrico e il 33% produce energie rinnovabili. Un quadro nel suo complesso che conferma “quanto gli agricoltori del settore siano sensibili a temi quali innovazione e sostenibilità, centrali nel Green New Deal dell’Europa”. “Le istituzioni europee e nazionali, nell’ottica della transizione verde, dovranno tenere conto di una serie di priorità come quella di garantire agli agricoltori strumenti ad hoc per continuare a produrre e fare reddito e soddisfare i bisogni dei consumatori, sempre più interessati a prodotti ortofrutticoli 100% Made in Italy”.

Secondo la nostra vision lo smart farming system italiano deve introdurre innovazioni di processo all’interno delle relazioni aziendali come “filiere orizzontali” e non “filiere verticali create a valle” basate su una nuova richiesta del mercato ortofrutticolo in una regione come l’Emilia-Romagna con competenze e conoscenze.

Concludiamo questo racconto della prima esperienza completamente digitalizzata della fiera di Cesena citando il ben augurante messaggio del Presidente Nazionale della CIA, Dino Scanavino conclusivo del forum tecnico sull’”innovazione e chimica verde”: la digitalizzazione e l’implementazione della rete telematica e il potenziamento di sistemi di aggregazione per spostare il valore del prodotto fresco, per esempio, verso la materia prima dei produttori, perché oggi sulla prima gamma evoluta, la parte di valore che resta al produttore agricolo è troppo poco. Se esiste un’inefficienza logistica e tecnologica lungo la catena di fornitura la responsabilità non può ricadere solo sul produttore agricolo: il problema del reddito adeguato degli agricoltori e frutticoltori è uno dei primi elementi a cui puntare per essere realmente innovativi e in linea con le linee guida del New Green Deal: le nuove biotecnologie e la blockchain sono elementi di di sostegno per la biodiversità tipica del nostro Bel Paese e per raggiungere gli obiettivi per l’agricoltura biologica e la riduzione di fitofarmaci e di fertilizzanti nelle nostre produzioni di qualità Made in Italy, come il luppolo italiano”.

HOPLAND.NETWOK è il primo ecosistema virtuale del mondo del luppolo italiano nato grazie al web in coincidenza con la prima fiera virtuale italiana del settore ortofrutticolo allo scopo di unire le forze e risorse per raggiungere in tempi più rapidi a ridare il giusto valore al lavoro dei contadini e delle “digital farmer come le Sorelle Nati che hanno scelto il luppolo anticipando le linee guida del New Green Deal e puntando ad una agricoltura omeodinamica. Seguiteci. #nevedremodellebelle

HOPLAND: la terra dell’ora verde di Romagna. MICHELA in questo primo filmato ci racconta le fasi di lavorazione del suo “Luppolo Rosa”: la passione e la sfida delle tre sorelle Nati e di Billy si respira in ogni cono di luppolo.

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